In memoria di Eduardo

In memoria del maestro Eduardo De Filippo.

Anni sessanta.
Allo spettacolo del pomeriggio Eduardo recitava. Ora il buio celava tutto: il San Ferdinando era uno spazio senza limiti; ma qualche attimo prima, a sipario ancora abbassato, l’immagine del teatro vuoto era stata avvilente: in galleria io, Fulvio e un vecchio signore; in platea più o meno quattro persone. “Pazzo … pazzo … pazzo”. Sul palcoscenico Eduardo governava, dettava i tempi e muoveva le nostre emozioni come un puparo.
Noi eravamo il pubblico, noi eravamo centinaia di persone: io e Fulvio, 16 anni forse 17, due studenti, avevamo venduto il libro di Agronomia per vedere Eduardo. Fu Fulvio Soriente che ebbe l’idea. Cera una libreria sotto casa e l’affare si fece, ma quella estate la passammo a studiare.
Mi sono sempre nutrito di quel ricordo ed è passato quasi mezzo secolo. L’Agronomia mi è servita ben poco nella vita, Eduardo invece è stato una presenza costante: ha avvolto gli amori, i rapporti umani, il mio lavoro, in una nuance di poesia e di umanità.
Alla sua morte, parlando con papà, io, ormai padre, gli raccontai la storia del libro venduto per acquistare il biglietto di ‘Filumena Marturano’. La sua espressione dapprima accorata nel ricordo del grande artista, cambiò immantinente e mi redarguì come fossi stato ancora l’adolescente trasgressivo e indolente di un tempo. Eduardo avrebbe fatto lo stesso, pensai e lo abbracciai. Mi diede un buffetto e sorrise.
Gianni Vigilante

Eduardo De Filippo. (24 maggio 1900. 31 ottobre 1984)

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